Diciamo che si fa un gran parlare, da sempre, e spesso si confonde, come se ci fosse una linea sottile, ma in realtà è una cancellata enorme, tra due parole: SEMPLICITà e SUPERFICIALITà...per citare Brunello Robertetti, semplicità e superficialità sono due rette parallele che “non si incontrano mai e se si incontrano non si salutano”.
Perché dico questo? Perché voglio parlare di un disco storico, almeno per me, ascoltato non proprio fino alla nausea ai tempi del liceo (sì fa più figo...se dicessi ai tempi dell'ITC farebbe cacare): insomma di recente ho rivisto in concerto i Matrioska, band milanese (ma che dico...una delle band di punta del genere in Italia, e di conseguenza una delle band migliori in Italia), che si muove tra lo ska e il punk, con una puntina di pop'n'roll che dà quella delicatezza che permette ai nostri di parlare d'amore, di vita, di rapporti, di adolescenza e di post adolescenza in maniera SEMPLICE, NON superficiale, e il che non è facile, passiamo una vita a cercare di essere semplici e sorgono sempre complicazioni.
Insomma, la strombazzata che apre e che diventa la colonna portante di “Non voglio più” è entrata anche nelle orecchie di chi forse era solo appassionato di Britney Spears (un c'avete mai capito un cazzo), e insomma, sembra proprio la storia di un “trombamico” che di colpo perde le sue velleità da macho e vuole “una storia fantastica” invece che una notte di plastica. Oppure “La domenica mattina” storia di un post-sbronza, in cui il soggetto in hangover trova una sua conquista della sera prima, il problema è che non si ricorda nulla...insomma detta così non sembra granché, ma pensiamo al suono di quelle chitarre, a volte in levare come ska vuole, a volte libere, aperte, suonate con pennata ribelle come punk vuole, e pensiamo a quando le abbiamo ascoltate al mare, a scuola, in tv, a quando abbiamo vissuto le stesse sensazioni che loro raccontano. Ecco che il loro suono diventa semplice, le loro parole chiare...e urli in macchina.
Pensiamo anche a “Qui ci vuole serietà”, in un mondo in cui “Romanzo Criminale” non deve essere distribuito perché può essere un cattivo esempio, una canzone come questa verrebbe subito accusata di incitazione all'alcoolismo..”bere bere a dismisura fino a che la cintura non mi faccia respirare e ancora bere”......dopotutto...la bellezza è imperfetta, come nella ragione c'è sempre un pizzico di follia...(ecco questa è semplicità).
E poi in “Lezioni di mineralogia”, la voce di Antonio di Rocco a fatica esce dal rumore delle chitarre, chiede che una storia non finisca.
“Mary” è stupenda, dubbi, giramenti di coglioni e timori da gente che forse ha solo un po' di bisogno di tenerezza per levarsi “dalle guazze” (in italiano: dai problemi) in una canzone, “Mi viene naturale” ci ricorda che non siamo mai cresciuti...peccato...o forse è un bene, perché anche chi scrive sti papiers sui dischi in fondo un po' piccolo è :D …
Amore e bisogni, forse sono davvero una love band, eterni giovanottoni, sbronze in allegria per tenere l'allegria, un arco di sensazioni che vanno dai 16 ai 30 anni, in un disco. Il prossimo anno compie dieci anni, e forse non se lo cagherà nessuno, di sicuro non ci saranno ristampe in pompa magna con i rutti dei cantanti all'inizio degli anni zero...ma resta un disco da ascoltare perché parla a ognuno di noi, e di ognuno di noi...e questo è semplice, e non si può che apprezzare.
Se non si è capito eravamo nel lontano 2002 quando usciva “La Domenica Mattina” dei Matrioska.
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