martedì 11 gennaio 2011

Giulio Corda "Sei + 1" Benka Records (2008)




Giulio Corda è secco e l'ho visto su youtube mentre suonava in un corridoio di una stanza d'albergo, lui con la chitarra, un altro che picchiava le bacchette sul muro e una che strofinava un qualcosa su una griglia che copriva una lampada, creando un sottofondo niente male (aka Tunafishbanda).

Giulio Corda me lo ricordo all'alba della mia adolescenza, e forse al tramonto della sua, non so quanti anni aveva, né quanti ne ha ora. Dicevo che Giulio Corda aveva un golf bianco, stile quelli che ti fa la nonna e che ti stanno larghi, e cantava “Non sei tu” coi Giuliodorme; erano gli anni 90, sicuramente i Giuliodorme avevano ascoltato molti Nirvana e anche qualcosa di Britpop, e facevano parte di quella categoria di video che passavano su TMC2, una categoria che, a quei tempi era denominata: “Tutti quelli che non sono gli Oasis”, ma li ascoltavo comunque, e i due singoloni (“Goodbye” e “Non sei tu”) li ho rigustati a distanza di anni con piacere.

Allora uno si domanda, perché Giulio Corda ha fatto un album solista nel 2008 e io lo so solo ora? Semplice, perché non ci son stato dietro, ma forse il momento buono, almeno per me, di ri-ascoltarlo e di scovarlo è venuto dopo, a distanza di tempo (oggi dunque), perché i dischi si sa, son come i vaccini (il principio degli anticorpi insomma) evidenziano talmente il tuo stato d'animo (in un certo periodo) da farti stare un po'meglio.

Ammettiamolo, un po' piagnone lo è, ma va bene perché ne hai bisogno anche te, ti senti piagnone anche te e ti ascolti volentieri “Quello che mi fai”; poi c'è una specie di pianolina bontempi introdotta da un colpo di tosse (roba che non si sentiva dai tempi di “Wonderwall”), che ti prende in una melodia tranquilla, “la luce che cerco è una storia che nasce da fate che girano il tempo senza un perché, io so perché”, se lo sai te...io non lo so ma ti capisco, e si capisce continuando l'ascolto di “Io so cos'è”.

Le chitarre, con una piccola dose di archi, ci fanno compagnia in “Sette”, in cui si ha un accenno alla distorsione e al rumore, ma solo un accenno perché non è di sicuro il leiitmotif di questo disco. L'introspezione acustica prosegue con “Luce” che forse è il punto più basso del disco, un piccolo jingle semipop che puo' star bene in ascensore.

Ma il Giulio non si perde d'animo, sa come toccare le corde giuste (scusate il giro di parole) e con la ballata “Occhi” ci riconcilia, con lui e con noi stessi.

Il punto di rottura, la collina di questo bel paesaggio pianeggiante, cominciamo a salirla con “Non vedi”, la chitarra si fa angosciosa, accusa di non sapere cosa vogliamo (mentre prima si rassegnava, domandandosi chi è che trama alle nostre spalle e che tiene i fili delle nostre vicende); noia malattia polizia fanno rima, assonano in una foto buia, e anche lui alza un po' la voce. La salita è accompagnata da “Malattia”. Ma siamo in cima, ci voltiamo, vediamo e sentiamo una sensazione di passato, “Sei Tu”, in base ad un trucchetto forse banale ma inaspettato, comincia con un eco di “Non sei tu” (sentitevi l'inizio di entrambe e ritrovate il video su Youtube, e badate di non fare troppo i pretenziosi per la grafica, tanto gli occhi ce li hanno già rovinati da tempo). “Sei tu”, chitarra elettrica, di quella col brusio di sottofondo quel tanto che NON basta per sentire il riff dalla pennata semplice, batteria che picchia, la voce del Giulio lontana, incazzosa si domanda frustrato “L'amore che io do' arriva oppure no”; “Sei Tu” è un'accusa, di punto in bianco la chitarra cala, la melodia si calma, calo di brusio, voce più chiara...ma è per poco...il riff riparte. Un pezzo che ci riporta indietro nel tempo per semplicità, sonorità di metà anni 90, un pomeriggio umido di pioggia, gente che suona nei garages e beve Moretti, no l'acqua da Maria de Filippi.

Ma abbiamo già svoltato per scendere dalla collina, un carillon ci culla dunque, la canzone si chiama “Finestrino” e noi ci ripigliamo. Il viaggio finisce, siamo arrivati a “Om Namah Shivay”, lontano eh? 30 minuti ancora, un pezzo strumentale in cui il Giulio ci fa sentire quanto sa strimpellare (chitarra, sitar...poco importa quel che è...il pezzo riesce ad essere esotico come il titolo).

E che secondo voi,alla fine, il sopracitato Giulio ci faceva mancare la ghost track? Sia mai...di quei 30 minuti, gli ultimi 4 ci riportano in una dimensione di sogno da dormiveglia, Andrea Paolo e Viola non so' chi siano, ma loro e il Giulio mi calmano un po'...

“Ringrazio per il dolore che mi ha saputo guarire”...cosi' finisce questo disco, sentenzioso e lapidario (Giulio mio, dipende da quali dolori sono, alcuni ti guariscono, altri ti rafforzano, anche se te di quella forza in più avresti fatto volentieri a meno; ma non è il momento della polemica, ti meriti di più).

Io non so se al Giulio l'ha lasciato la donna, o gli è successo qualcos'altro, ma da questo album pare che abbia sofferto e sia guarito. Alcune canzoni di questo disco resteranno dentro di me, molte no, ma è un album vivo e vissuto, suonato con calma e dolcezza, forza e arrendevolezza, e funziona, non ti stanchi di ascoltarlo.

Caro Giulio, io non so chi ha dormito in tutto questo tempo, di sicuro non tu...

Ascoltare: "Io so cos'è" "Occhi" "Sei Tu" "Finestrino"

con la Tunafishbanda

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